Come costruire e usare un burattino può avvicinarci al pensiero scientifico: riflessioni ed un primo esperimento

Ormai un anno fa, ho partecipato allo stage LUDEA “Burattini, costruzione e gioco” e sono rimasta folgorata dalle potenzialità espressive ed educative dei burattini tanto che non riesco a smettere di occuparmene.
Costruire e dar vita ad un burattino è un percorso interiore molto intenso. Costruendo un burattino si traferisce in esso, con modalità in gran parte inconsce, un pezzettino di noi. Nel dargli vita “pezzettino” inizia ad essere anche “altro da noi” ed infatti non a torto si dice che il burattino “prende vita”. Un processo in qualche modo “attivo” con il quale quella parte di noi ci si ripresenta e si fa conoscere da noi e dagli altri, nel bene e nel male. La profondità di questo processo mi ha indotto ad analizzarlo meglio e mi sono resa conto di come sia la costruzione che l’uso dei burattini sulla scena ci costringano a fare un grosso sforzo di semplificazione. Si parte da un’idea complessa (e talvolta confusa) e poi il mezzo espressivo che usiamo ci costringe a “trovare l’essenziale” attraverso un lavoro di sfoltimento di ciò che è superfluo per arrivare al cuore del messaggio. Quando quel concetto essenziale, spogliato di fronzoli, orpelli e sovrastrutture mentali, prende vita e interagisce con noi e con gli altri può succedere che riesca a folgorarci, come quando si guarda una lampadina al di là del paralume.
Venendo alla dimensione scientifica: questo percorso mi ha ricordato molto da vicino il processo mentale che facciamo nell’affrontare un problema dal punto di vista scientifico.
Nel lavoro scientifico in genere ci troviamo di fronte a fenomeni complessi e per capirli li scomponiamo cercando di enucleare i fattori essenziali distinguendoli da quelli secondari. Lo studio dei fattori essenziali si compie interrogando il sistema tramite la variazione di un fattore alla volta e registrandone le risposte.
 Nella costruzione di un burattino l’idea di partenza di burattino-personaggio è il fenomeno complesso che durante la costruzione scomponiamo enucleando i caratteri essenziali (ad esempio gli occhi, la bocca, vestito e accessori ecc.). Studiamo questi caratteri variandoli uno per volta (provando diversi tipi di occhi, variando le dimensioni o la forma della bocca, aggiungendo un ciuffo birichino o un vestito sgargiante), e guardiamo e registriamo come cambia e cosa esprime.
La meraviglia della scienza è quando tramite questo processo si compie  il miracolo di riuscire a comprendere i meccanismi di quel fenomeno complesso. La spiegazione può essere semplice e talvolta la si può esprimere tramite una cosa essenziale come un’equazione matematica. La comprensione di un fenomeno scientifico ti lascia sempre “folgorato”.
E così è per i burattini:
Il burattino nella sua semplicità è meraviglioso quanto un’equazione matematica che riesce a descrivere un fenomeno complesso!

Per chi volesse approfondire questi concetti consiglio la lettura del libro di Mariano Dolci “dialogo sul trasferimento del burattino in educazione” a cura di Vito Minoia.
Leggendolo ho rafforzato ancor di più la mia idea che lavorare con i burattini ti avvicina alla scienza. Riporto un paio di brani che mi hanno emozionato:
parlando dell’educazione artistica Dolci dice:
“Non si considera che anche le emozioni e l’estetica contribuiscono alla conoscenza e che in molti processi mentali sarebbe arduo separare le une dalle altre. (…) I problemi ai quali accenniamo non riguardano solo l’educazione ma attraversano tutta la cultura scientifica e quella artistica: i rapporti tra di loro, i rapporti tra produzione e fruizione, il ruolo dell’estetica nell’acquisizione di conoscenze”
E successivamente parlando dei processi di imitazione-finzione nel bambino:
“Sigmund Freud ha visto nel teatro una sorta di proseguimento dei giochi infantili. (..) Ma la vera continuità dei giochi infantili presente negli adulti non va ricercata nel solo teatro, quanto in ogni attività creatrice dove l’uomo procede nella conoscenza maneggiando il “far finta”, ossia le ipotesi di lavoro, le teorie, i modelli delle scienze, le analogie e le metafore in tutte le arti. Per procedere è necessario mettere in atto questa capacità che Aristotele definisce “saper scorgere il simile”. (…)
Quanto più il bambino avrà visto, udito e sperimentato, quanto più avrà conosciuto e assimilato, quanti più elementi della realtà avrà avuto a disposizione nella sua esperienza, tanto più significativa e feconda riuscirà la sua attività immaginativa. E’ la sua strategia per esplorare e conoscere la realtà”
In poche parole facciamoli “zazzicare” con i burattini oggi e da grandi capiranno come funziona il ragionamento scientifico!
Ho avuto di recente la mia prima possibilità di sperimentare sul campo queste mie riflessioni. Nell’ambito della manifestazione “Chianti Ludens 2015” ho tenuto con altri del gruppo per due pomeriggi un tavolo  dove si proponeva l’attività di costruzione di burattini con un calzino, stoffe, bottoni e l’utilizzo di ago e filo.
Le caratteristiche dell’evento non erano delle più adatte ad un lavoro del genere: eravamo all’aperto in un luogo con molte altre proposte e “distrazioni”, la sosta dei bambini era per forza di cose breve, le età erano disparate. Pertanto non c’era  la possibilità di impostare un lavoro sistematico e di riflessione.
Ma io sono testarda ed ho voluto provare lo stesso.
Tempi e modalità di lavoro non mi hanno permesso di mettere a fuoco e far sperimentare ai bambini quel lavoro di semplificazione e scoperta dell’essenziale di cui parlavo sopra. Per quello c’è bisogno di più tempo e maggiori opportunità di concentrarsi; inoltre la conduzione del lavoro deve essere più studiata e deve riuscire a lasciare spazio alle elaborazioni personali incoraggiando il lavoro senza interferire. Mi sono resa conto che tutto ciò non può essere fatto in mezz’ora di interazione con il bambino.
Tuttavia, come sempre accade quando si sperimenta, ho avuto la riconferma di alcune mie osservazioni ed ho trovato spunti diversi da quelli che mi ero immaginata per poter ricondurre la costruzione di un burattino al ragionamento scientifico.
La principale riconferma è stata quella del trasferimento: ciascun bambino ha trasferito qualcosa di sé nel burattino che costruiva ed è stato “catturato” da questo processo inconscio. Tutti sono rimasti inchiodati al tavolo per 20-30 minuti impegnati nel difficile compito di cucire insieme due pezzi di stoffa. Anche bimbe e bimbi di 5-6-anni. Una volta cominciato il lavoro nessuno ha desistito o si è stufato. Questo perché quei due pezzi di stoffa erano corpo e bocca della loro “creatura” che una volta abbozzata chiedeva loro di essere finita di plasmare. Dopo questo impegnativo lavoro di cucito la scelta di occhi, capelli e accessori vari non è mai stata frettolosa ma al contrario ciascuno si è preso il tempo per provare e decidere.
Gli spunti mi sono venuti dal lavoro pratico che era necessario per guidare i bambini a scoprire come costruire il burattino. Interrogandoli su come e dove andava tagliato il calzino per poterci poi cucire la bocca ho avuto occasione di farli ragionare su una figura tridimensionale che si può appiattire; ritagliare l’ovale della bocca in modo preciso mi ha dato l’occasione di fargli scoprire la simmetria ed il trucco del raddoppiare la stoffa; fare una cucitura mi ha dato l’occasione di ragionare su dritto e rovescio e così via. Piccole cose che però gli illuminavano gli occhi quando le capivano!

Dunque concludo questo mio post sottolineando che il binomio “costruzione di un burattino-approccio al pensiero scientifico” secondo me  ha effettivamente un suo senso. Il lavoro può essere impostato su più livelli e c’è bisogno di sperimentare ancora con diverse modalità questo argomento per esplorarne tutti i risvolti e le potenzialità. E voi che ne dite?

Giovanna Danza